Il 17 maggio 2017, la Camera ha approvato in via definitiva una legge sul cosiddetto “cyberbullismo”.

Nella legge viene data per la prima volta una definizione ufficiale al cyberbullismo: 

"Per cyberbullismo si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo".

In caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, il cyberbullo minore potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori: si tratta di un meccanismo simile a quello previsto per il reato di stalking e che permette di intervenire - anche senza querela o la costituzione di un azione penale vera e propria - con un'azione meramente formale. Insieme al minore sarà convocato anche un genitore e gli effetti dell'ammonimento cesseranno al compimento della maggiore età.

Importante anche il ruolo della scuola nel contrasto al cyberbullismo: in ogni istituto tra i professori sarà individuato un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al preside spetterà informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima e sanzioni e percorsi rieducativi per l'autore.

Il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo (salvo che il fatto costituisca reato) deve informare tempestivamente i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale o i tutori dei minori coinvolti e attivare adeguate azioni di carattere educativo.

 

 

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